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Cinexperimental 7.2 - omaggio a Mekas + incontro con Federico Savonitto

giovedì 16 gennaio 21:00

CINEXPERIMENTAL 7 - Incontri, Scontri e Visioni di Cinema Sperimentale : " Dialoghi Audiovisivi tra Passato e Presente"

 Un confronto LIVE con il cinema sperimentale attraverso dialoghi, immagini e performance per quattro serate di visioni multiple, immagini in rivolta fuori dagli schemi, irradiate da un combinarsi di schermi per una percezione libera(ta) ed espansa. 

La seconda serata inizia con un 
omaggio a JONAS MEKAS (*1922 - 2019) :
Audiovisioni estratte dal lungometraggio di Mekas  As I Was Moving Ahead I Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty  (2000) [+ tv-loop di alcuni cortometraggi di Jonas Mekas]

A seguire: incontro con FEDERICO SAVONITTO e proiezione dei suoi film: Collacqua (2005) / Danisinni (2011) / Pellegrino (2018, in coregia con RUBEN MONTEROSSO): proietteremo l'ultima versione vista solo durante Manifesta a Palermo 

COLLACQUA (9’)
Regia, fotografia, montaggio e suono presa diretta: Federico Savonitto. Musiche originali: Dario Senes. Autoproduzione, 2005
Il corto è una sperimentazione da autodidatta realizzata nell’ambito di un collettivo che nacque a Codroipo nel 2005 da un’idea di Alessandro Ferrin, intitolato Collego. Il breve montaggio – che si completava in origine con il corto “Sineddoche beffarda” di Mario Ruggiero – non è mai stato toccato dall’epoca. Protagonista è l’acqua del Friuli, dalla goccia di rugiada che si posa su una foglia ai fiumi che scorrono liberi dalle Alpi verso l’Adriatico, fino a quell’acqua che invece viene incanalata dall’uomo, dando vita ad una seconda natura che lascia intravedere inquietanti orizzonti.

DIARIO DANISINNI (33’)
Regia: Federico Savonitto. Con: Federico Savonitto, Pippo Morello, Antonella Monastra. Fotografia montaggio e suono presa diretta: Federico Savonitto. Disegno del suono: Francesco De Marco. Musiche originali: Stalkernoiser. Produzione: CSC / SEDE SICILIA 2011
Il film racconta l’esperienza di un documentarista friulano che, trasferitosi nel quartiere palermitano dei Danisinni, prova a comprenderne le complesse dinamiche a partire dalla storia e dall’incontro con le persone del luogo. Realizzato tra febbraio e marzo 2011 durante un laboratorio di regia tenuto da Costanza Quatriglio al Centro Sperimentale di Cinema- tografia - Sede Sicilia. Girato con una Panasonic dvx 100 a cassettine miniDV, audio preso con boom in camera.

PELLEGRINO (66’)
Regia: Ruben Monterosso e Federico Savonitto. Con: Fabrice De Nola, Esmeralda Notarbartolo, Vinasi Ponnambalam. Fotografia: Ruben Monterosso e Federico Savonitto Montaggio: Edoardo Morabito. Suono: Francesco De Marco. Musiche: Pietro Palazzo. Direzione di produzione:Vittoria Fiumi. Produzione: Marco Lo Curzio - Sciara srl con la collaborazione di Playmaker produzioni 2017
Pellegrino è il racconto di un luogo dove sacro, profano, natura e storia coesistono ed esercitano forti attrazioni. Il film segue le orme dei suoi frequentatori – sia abituali che occasionali – incrociando i percorsi di artisti, nomadi, naturalisti, alchimisti e pellegrini di differenti etnie, che per ragione o necessità trovano nel monte un’ossessione, un motivo di passaggio o la traccia di una risposta. Una riflessione sul senso dell’abitare la natura e sul rapporto intimo che si può istaurare tra le persone e i luoghi, soprattutto quando questi ultimi sono portatori di una memoria antica. Il film è una sinfonia della città di Palermo attraverso il racconto del suo monte sacro, Monte Pellegrino, che domina l’orizzonte costiero e nasconde un microcosmo di insospettabile armonia. Le svariate etnie che convivono in città ritrovano nel monte il rapporto con le proprie radici.
Il film rappresenta una riflessione sul senso dell’abitare e sul rapporto intimo che si può istaurare tra le persone e i luoghi.


Proiezioni di JONAS MEKAS (1922-2019), lituano, sbarca negli States subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, non ancora venticinquenne, appassionandosi subito al cinema, ma soprattutto inventandosi una nuova forma di racconto: il diario. Frammentati, con immagini accelerate (forse anche per risparmiare pellicola), con sovraesposizioni, alterazioni cromatiche, caratterizzati da una scrittura nervosa, a volte intervallati da didascalie o da voice over, i suoi cinediari costituiscono all’interno della storia dell’underground, il momento di incontro tra sperimentazione e documentazione, creazione visiva e testimonianza di un secolo. Il nome di Jonas Mekas resta legato indissolubilmente a quello del New American Cinema, più che un movimento o una stagione, un modo di vivere e intendere il cinema, il cinema come esperienza totale, come esercizio quotidiano dello sguardo. In questa cornice Mekas ha creato tra gli anni ’50 e i ’60 la rivista “Filmculture”, la Film-Makers Coop e l’Anthology Film Archives, centri di conservazione e diffusione di film, attraverso cui ha contribuito a far conoscere in tutto il mondo un cinema che altrimenti sarebbe rimasto invisibile ai più. L’eredità che ci lascia è enorme: ha influenzato la televisione e il cinema dell’ultimo mezzo secolo fino ad arrivare ai famosi Terrence Malick, Jim Jarmusch, Harmony Korine o John Waters. Il suo sforzo democratizzante, che oggi non conosce eguali, ha portato alla conservazione e diffusione delle opere di Gregory Markopoulos, Jack Smith, Harry Smith, Barbara Rubin, Maya Deren, Jerome Hill e Monte Hellman per citarne alcuni. Forse Mekas non aveva tutti i torti quando, nel 2016, disse che viviamo in un periodo storico che ricorda la Torre di Babele, così lontani eppure così vicini abbiamo dimenticato Dio. Probabilmente è un modo per dire che viviamo in un mondo senza poesia.